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All’eruzione del 79 d.C., che seppelli' interamente la citta', circa altre settanta ne sono seguite, fino a quella recente del 1944. La configurazione della montagna, durante la grande eruzione, si modificò; dal monte Somma, spaccandosi, nacque il monte Vesuvio che, con le successive eruzioni, vide triplicarsi la grandezza del cratere. Per secoli di Pompei non si seppe più nulla, se ne era persa persino l’ubicazione.
I primi indizi dei futuri ritrovamenti si ebbero nel 1628: durante alcuni lavori condotti nella valle del Sarno, emersero dei ruderi che incuriosirono gli scienziati dell’epoca. Ma fu oltre un secolo dopo che iniziarono ad Ercolano, e circa dieci anni più tardi a Pompei, gli scavi regolari voluti da Carlo III di Borbone, re delle Due Sicilie. A Pompei i lavori iniziarono intorno al 1748, nella zona della Civita, che allora si riteneva fosse Stabia, alternandosi a soste dovute ad altri ritrovamenti ad Ercolano, e proseguendo per lo più senza un piano determinato e senza un preciso metodo, effettuati da prigionieri alla catena e da ragazzi in tenera età. La documentazione si limitava alla riproduzione grafica degli oggetti scavati, senza alcun interesse per i dati di scavo. La ricerca era mirata solo al reperimento di materiale per i musei o per decorare i palazzi reali, mentre gli edifici scavati, una volta spogliati delle opere d’arte, venivano lasciati senza alcuna cura alle intemperie. Con lo scoppio della rivoluzione in Francia iniziarono anche a Napoli i primi moti rivoluzionari e l’attività degli scavi diminuì sensibilmente e solo con Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat dopo, ripresero con maggiore ampiezza e con maggiore impiego di manodopera. Si tentò di individuare il perimetro dell’intera città per conoscerne l’estensione, e l’interesse si spostò dal mero recupero di oggetti preziosi alla conoscenza dell’architettura e dell’urbanistica. Con la nascita del Regno d’Italia, nel 1861, i Savoia dimostrarono subito di non sottovalutare il prestigio derivante dai ritrovamenti pompeiani. Per volere del nuovo re vennero iniziati scavi sistematici: fu nominato alla direzione Giuseppe Fiorelli, professore di archeologia all’Università di Napoli dal 1860 al 1863, quindi direttore generale delle Antichità e Belle Arti del Regno d’Italia, che divise la città in regioni e isole numerando tutte le case, sistema in uso ancora oggi. Il Fiorelli adottò un metodo scientifico, con giornale di scavo, rilevamenti, schedatura degli oggetti, e impiegò oltre cinquecento operai nel lavoro. A lui si deve l’invenzione del metodo di riempire con gesso i vuoti lasciati dalle vittime nel banco di cenere indurita, che fornisce una specie di matrice da cui si ricavano le impronte dei corpi colti nel momento stesso della morte, con effetti drammatici di notevole intensità. Anche il sistema di portare via tutti gli oggetti dall’area di scavo venne abbandonato: le pitture e i mosaici furono in maggioranza lasciati sul posto; le case scavate vennero ricoperte con tetti che riproducevano la disposizione antica e costituivano un riparo contro il degrado. Gli anni che seguirono furono i migliori: si allargano le ricerche verso est e verso la Porta di Nola, vengono riportate alla luce numerose case, di cui si consolidano le strutture e si restaurano le pitture sul luogo. Dal 1924 al 1961 la direzione delle ricerche è affidata a Amedeo Maiuri alla cui figura è legato l’approfondimento storico della città; egli, per primo, vuole conoscere le fasi precedenti della città, approfondendo l’esplorazione agli strati più antichi nelle zone più vitali, quali il Foro, i templi, le mura. Nell’ultimo trentennio è andata alternandosi ad una modesta esplorazione l’attività di conservazione e di salvaguardia, di primaria importanza per questo luogo unico al mondo.
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La Costiera amalfitana è il tratto di costa campana, situato a sud della penisola sorrentina, che si affaccia sul golfo di Salerno; è delimitato ad ovest da Positano e ad est da Vietri sul Mare. È un tratto di costa famoso in tutto il mondo per la sua bellezza naturalistica, sede di importanti insediamenti turistici. Prende il nome dalla città di Amalfi, nucleo centrale della Costiera non solo geograficamente, ma anche storicamente. La Costiera Amalfitana è nota per la sua eterogeneità: ognuno dei paesi della Costiera ha il proprio carattere e le proprie tradizioni
Fanno parte della costiera i seguenti comuni: Amalfi con il Duomo ed il suo chiostro (Chiostro paradiso); Atrani con le chiese di San Salvatore del Birecto e di Santa Maria Maddalena;Cetara, il paese della colatura di alici;Conca dei Marini; il paese della sfogliatella, con la sua Grotta dello Smeraldo di rara bellezza e la Chiesa di San Pancrazio col suo Belvedere;Furore con un piccolo fiordo; Maiori con la Collegiata di Santa Maria a mare ed il Castello di San Nicola de Thoro Plano;Minori con la Basilica di Santa Trofimena e la Villa romana;Positano con la Chiesa dell'Assunta ed il suggestivo centro storico; Praiano con le chiese di San Luca e San Gennaro ed i relativi Belvedere; Ravello con la sua caratteristica Terrazza dell'Infinito sul mare di Villa Cimbrone ed i giardini fioriti di Villa Rufolo; Scala il paese più antico della Costiera Amalfitana;Tramonti; Vietri sul Mare nota in tutto il mondo per l'antica tradizione ceramica e Raito |
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La penisola sorrentina è protesa nel mare Tirreno. Si trova in Campania e separa il golfo di Napoli dal golfo di Salerno. È completamente attraversata dalla catena dei Monti Lattari, sede di un parco regionale, e termina (poco dopo Sant'Agata sui Due Golfi) con punta Campanella, di fronte all'isola di Capri, che ne rappresenta una ideale prosecuzione. Pochi chilometri a sud della penisola, si trova l'Arcipelago dei Galli, un gruppo di tre isole per lo più disabitate. In primo piano Meta con la sua spiaggia. In fondo il resto della Penisola Sorrentina
Tutte le località della penisola hanno una antica e consolidata vocazione turistica e sono conosciute in tutto il mondo per le loro bellezze naturalistiche. Tutti i comuni della Penisola Sorrentina sono attraversati dalla Strada Statale 145 Sorrentina, che è l'unica arteria stradale che consente i collegamenti fra i comuni della zona |
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L'identificazione ufficiale di Ercolano risale al 1709 e spetta ad Emanuele d'Elboeuf di Lorena. Questo principe, venuto a Napoli a seguito dell'esercito austriaco che aveva sconfitto gli spagnoli, fissò la sua residenza a Portici e fu proprio andando in cerca di marmo per la costruzione del suo palazzo che seppe che a Resina da pozzi scavati nel terreno venivano fuori marmo, statue ed altro.
Così nel fare degli scavi ebbe la fortuna di imbattersi nel Teatro e ne ricavò molti marmi, colonne e statue. Gli scavi fatti dal Principe per circa cinque anni furono eseguiti con molta irregolarità e siccome le statue apparivano in quantità di gran lunga superiore al bisogno, il principe cominciò a metterle in commercio. Molti reperti furono dallo stesso donati e portati all'estero; alle prime scoperte seguirono le prime razzie ai danni di Ercolano.
Con l'avvento di Carlo di Borbone ebbe termine la razzia e iniziarono scavi regolari. Lo scavo si praticò empiricamente per cunicoli e pozzi fino a creare una rete che misurava in lunghezza, da nord a sud, circa 600 metri e in larghezza da nord-est a sud-ovest, 450 metri. Fu così riconosciuto fin dove giungeva l'antico lido del mare, si completò l'esplorazione del Teatro, si raggiunse uno degli edifici pubblici, si rintracciarono più templi e infine si esplorò la favolosa Villa dei Papiri.
La notizia della straordinaria scoperta di Ercolano corse attraverso tutta l'Europa; a dare pubblicità alla scoperta fu soprattutto il celebre archeologo tedesco Winckelmann, le sue notizie e le sue considerazioni estetiche influenzarono il mondo delle lettere, orientando lo stile e il costume dell'epoca verso quelle forme che da lui e dalla scoperta di Ercolano si dissero neo-classiche. Incominciarono così a calare all'ombra del Vesuvio i primi viaggiatori, avanguardia di quell'esercito che sempre più numeroso avrebbe invaso Ercolano nei secoli successivi.
Attiravano i visitatori particolarmente il Teatro e la grandiosa Villa dei Papiri, il primo considerato il più insigne e meglio conservato monumento di Ercolano e la seconda ritenuta un'autentica miniera di opere d'arte.
La Villa dei Papiri, dalla quale fu recuperato un favoloso tesoro di sculture e la biblioteca di papiri, è una villa sontuosa (si estende per più di 250 metri, parallelamente alla linea del litorale), ampia come una dimora imperiale; per il non comune gusto artistico e letterario del proprietario, era di per se un vero e proprio museo d'arte e una biblioteca di scritti scelti da un filosofo di gran moda: l'epicureo Filodemo.
Fu il più grande avvenimento di cultura umanistica di quel secolo; tutto il mondo ne fu commosso e da quelle scoperte presero nuovo vigore gli studi dell'antico e tutto il vasto movimento culturale e scientifico intorno all'arte e alla civiltà del mondo antico. Gli scavi portarono alla luce una città cristallizzata nel tempo o, meglio, fissata per sempre come in una istantanea fotografica, nell'attimo in cui ferveva la vita. E questo appassionante, singolare romanzo dell'archeologia non è ancora completato: attendono di essere dissepolti non pochi edifici di eccezionale interesse. |
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Gli scavi di Oplontis e il "Parco Archeologico di Oplonti" |
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Nel suo territorio - che la Tabula Peutingeriana indica con il sito di Oplonti - è stata portata alla luce una delle più ricche e sfarzose ville di epoca romana (I secolo a.C.) presumibilmente appartenuta alla Gens Poppea e forse dimora estiva di ricchi pompeiani. In particolare si crede che tale villa sia appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone. In anni più recenti è stata scavata e riportata alla luce un'altra imponente costruzione rustica d'epoca romana tra le cui mura sono stati rinvenuti gioielli e monili forgiati con ammirevole tecnica orafa. L'Unesco ha designato il sito archeologico di Oplonti, situato nel comune di Torre Annunziata, come Patrimonio dell'umanità.
Villa A, Villa di Poppea Oplontis doveva essere quello che Portofino e Capri sono per noi oggi. Un richiamo per nobili. Ma l'eruzione del Vesuvio (nel 79 d.C.) ha cancellato le sue tracce e il suo nome è stato dimenticato per essere trasformato in quello di Torre Annunziata. Eppure Oplontis, ormai stretta tra i condomini, è ancora lì, bella e dimenticata e a chi la visita suggerisce come doveva essere quando ospitava la Roma bene. Tra i suoi frequentatori annoverava infatti anche Poppea, la moglie di Nerone. Oggi gli scavi hanno portato alla luce quella che gli studiosi ritengono fosse la sua villa, un complesso residenziale, dove ambienti di uso comune si alternano a saloni destinati a ospitare feste e banchetti. Le pareti delle stanze inoltre conservano le tracce di affreschi con scene di bagnanti, maschere, uccelli e cesti di fiori e frutta, tutto in un'esplosione di fantasia, colori e lusso. All'esterno della villa è possibile ammirare una piscina di dimensioni olimpioniche non ancora completamente portata alla luce a causa di una strada costruita al di sopra di essa.
Villa B, Villa di Lucio Crasso Tertius Il complesso risalente probabilmente a epoca sannitica (III-II secolo a.C.), è ancora in corso di scavo e si suppone fosse appartenuto a Lucio Crasso Terzio. A differenza della villa di Poppea, si presume che la struttura costituisse in realtà un'azienda e non una residenza. Al suo interno al momento degli scavi sono stati rinvenuti diversi scheletri umani nonché un forziere colmo di monete e gioielli di notevole fattura noti come gli "Ori di Oplonti". Nota: la struttura non è ancora fruibile ai visitatori.
Villa di Caio Siculi Imponente villa, scoperta durante lo scavo della trincea per la costruzione della strada ferrata in prosecuzione da Portici verso Torre Annunziata, è quella di Caio Siculi. Fu riseppellita e troncata in due per detta strada ferrata, i reperti rinvenuti furono trasportati al Museo archeologico nazionale di Napoli. Noto l'affresco raffigurante il mito di Narciso ed Eco con lo sfondo del monte Parnaso. Antiche Terme di Marco Crasso Frugi Visibili i resti di un muro lungo la Litoranea Marconi e di due cunicoli all'interno delle Terme Nunziante, descritti da Liberatore. Altre aree archeologiche Saline Erculee, lungo la costa verso la foce del Sarno sorgeva il pago delle saline, cioè il sobborgo delle cave di sale, il sito attualmente è chiamato rione La Saliera; il toponimo si è mantenuto nel tempo. Petra Herculis, antico nome col quale era chiamato l'odierno Scoglio di Rovigliano, un isolotto di pietra calcarea al largo della fascia di costa di Torre Annunziata nei pressi della frazione di Rovigliano. È vicino allo scoglio che si tramanda essere stata trovata l'icona della Madonna della Neve.
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Il monte Vesuvio è un vulcano esplosivo attivo (attualmente in stato di quiescenza) situato in Campania nel territorio dell'omonimo parco nazionale istituito nel 1996.
Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma - Vesuvio ed è alto 1281 metri. È situato leggermente all'interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano. Il Vesuvio costituisce un colpo d'occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo, specialmente se visto dal mare con la città sullo sfondo. Una celebre immagine da cartolina ripresa dalla collina di Posillipo lo ha fatto entrare di diritto nell'immaginario collettivo della città di Napoli, sebbene dagli abitanti del luogo sia considerato uno stereotipo al pari del celebre sole - mare - mandolino. Non altrettanto stereotipo, ma ben più importante, è il primato che il Vesuvio detiene a livello mondiale: si tratta del vulcano che per primo è stato studiato sistematicamente.
Risale infatti al 1841 la costruzione di un Osservatorio (tuttora funzionante, anche se solo come dependance di più moderne strutture ubicate a Napoli) e si può ben dire che la vulcanologia, come vera e propria ricerca scientifica, nasce in quegli anni. Ancora in anni più recenti, siamo ai primi decenni del XX secolo, quando gli statunitensi decisero di creare un osservatorio alle Hawaii, si rifecero all'esperienza vesuviana. Dal 1944 non si sono più avute sue eruzioni. Pur tuttavia, essendo il vulcano considerato in stato di quiescenza, alcuni interventi legislativi hanno individuato una zona rossa comprendente 18 Comuni (quelli del Parco Nazionale del Vesuvio: Boscoreale, Boscotrcase, Ottaviano, Pollena Trocchia, Ercolano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Del Greco, Trecase, Massa di Somma oltre a Cercola, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata); il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, con la collaborazione della comunità scientifica e delle autorità locali, ha predisposto un piano di emergenza che viene costantemente aggiornato. I Comuni, inoltre, mettono ciclicamente in atto delle esercitazioni di Protezione Civile al fine di preparare la popolazione all'evento dell'eruzione. Di recente, la Regione ha predisposto incentivi atti a favorire il decongestionamento dell'area a maggior rischio.
Per maggiori informazioni: http://www.vesuviopark.it |
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L'isola d'Ischia è un'isola del Mar Tirreno, posta all'estremità settentrionale del golfo di Napoli e a poca distanza dalle isole di Procida e Vivara. Appartiene al gruppo delle isole flegree. Con i suoi 61.672 abitanti è la terza più popolosa isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna.
Le acque termali dell'Isola d'Ischia sono ben conosciute ed utilizzate fin dall'antichità. Già i primi coloni Euboici (VIII secolo a.C.), come dimostrano i numerosi reperti archeologici rinvenuti nel sito di Pithecusa e conservati presso il Museo Archeologico di Villa Arbusto a Lacco Ameno, apprezzavano ed usavano le acque delle sorgenti termali dell'Isola. I Greci infatti utilizzavano le acque termali per ritemprare lo spirito ed il corpo e come rimedio per la guarigione dei postumi di ferite di guerra (in epoca pre-antibiotica!) attribuendo alle acque ed ai vapori che sgorgavano dalla terra poteri soprannaturali; non a caso presso ogni località termale sorgevano templi dedicati a divinità come quello di Apollo a Delfi. Strabone, storico e geografo greco, cita nella sua monumentale opera geografica l'Isola d'Ischia e le virtù delle sue sorgenti termali (Geograph. Lib. V). Se i Greci furono i primi popoli a conoscere i poteri delle acque termali, i Romani le esaltarono come strumento di cura e relax attraverso la realizzazione di Thermae pubbliche ed utilizzarono sicuramente e proficuamente le numerose sorgenti dell'Isola (come dimostrano le tavolette votive rinvenute presso la Sorgente di Nitrodi a Barano d'Ischia, dove sorgeva un tempietto dedicato ad Apollo ed alle Ninfe Nitrodie, custodi delle acque) anche senza fastosi insediamenti; nell'Isola infatti non sono state rinvenute, come invece a Roma ed in altri centri termali dell'antichità, imponenti vestigia di edifici termali probabilmente per le eruzioni vulcaniche ed i terremoti che
frequentemente ne hanno violentemente scosso le balze. Il declino della potenza di Roma coincise con l'abbandono dell'uso dei balnea anche ad Ischia: non ci sono infatti tracce dell'uso delle acque nel Medioevo.Di terme e termalismo si riprende attivamente a parlare nel Rinascimento ed un impulso decisivo alla moderna medicina termale venne dato da Giulio Iasolino, un medico calabrese, docente presso l'Università di Napoli, che verso la fine del 1500, affascinato dal clima e dai fenomeni di vulcanismo secondario (fumarole ed acque termali), intuendo le potenzialità terapeutiche del mezzo termale, effettuò un meticoloso censimento delle sorgenti dell'Isola (per la prima volta appare la ricchezza idrogeologica del territorio isolano), ne individuò la composizione delle acque e compì dettagliate osservazione circa gli effetti delle stesse su numerose patologie che affliggevano i suoi contemporanei (nel descrivere la Sorgente del Castiglione, una delle più famose dell'epoca, Iasolino esprime tutto il suo entusiasmo per le acque termali: "Noi ogni dì vediamo operazioni e virtù di quest'acqua così meravigliose e stupende che veramente bisogna credere essere data dal cielo per la salute degli uomini"). Con la pubblicazione del trattato "De Rimedi Naturali che sono nell'Isola di Pithecusa; hoggi detta Ischia" Iasolino liberò le acque termali di Ischia da quell'alone magico che fino ad allora ne aveva condizionato l'utilizzo. Dopo le esperienze di Iasolino, agli inizi del '600, considerando che molte guarigioni si ottenevano con l'uso dei bagni termali e che le cure ad Ischia, abbastanza costose, potevano permettersele solo nobili e ricchi borghesi, un gruppo di nobili filantropi napoletani fece edificare nel comune di Casamicciola il "Pio Monte della Misericordia", "stabilimento termale (per l'epoca) più grande d'Europa", per permettere anche a chi non aveva adeguate possibilità economiche di godere delle qualità terapeutiche delle locali acque termali. Dal '600 alla metà del '900 vennero costruiti in prossimità delle più rinomate sorgenti termali numerosi stabilimenti e strutture ricettive che fecero dell'Isola d'Ischia una rinomata stazione internazionale di cura e soggiorno dove vennero a curare le malattie del corpo, e non solo, personaggi celebri come Giuseppe Garibaldi, dopo la battaglia di Aspromonte, Camillo Benso conte di Cavour, Arturo Toscanini. Dagli anni Sessanta, grazie ad Angelo Rizzoli, l'Isola d'Ischia e le sue acque si aprono ai grandi flussi turistici ed una intensa attività scientifica.
Eventi
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Gennaio
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Giugno
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Ischia Film Festival
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Borsa Internazionale del CineTurismo
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VinIschia: Vino, mare e fantasia
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Festeggiamenti in onore di San Vito martire, patrono di Forio
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Festa di San Giovanni a Buonopane e 'ndrezzata o mascarata
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Luglio
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Agosto
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Settembre
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Festeggiamenti in onore di San Giovan Giuseppe della Croce, patrono di Ischia
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Settembre sul Sagrato
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Ischia Jazz
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ArtIschia, Artigiani in mostra
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Festival Visconti: Premio Internazionale Luchino Visconti "La Colombaia"
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Ischia Run
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Festa di San Michele Arcangelo a Sant'Angelo, con processione di barche
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Festeggiamenti in onore di San Leonardo abate,patrono di Panza
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Ottobre
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L'isola di Capri è situata nel Golfo di Napoli, tra la penisola sorrentina, Capo Miseno e le isole di Procida e Ischia. Di origine calcarea, la sua sezione più bassa è al centro, mentre i suoi lati sono alti e circondati per lo più da spaventosi precipizi, dove si trovano numerose grotte. La sua orografia è composta, ad ovest, dalle pendici del monte Solaro e, ad est, dal monte San Michele, con la Croce e il monte Tuoro. Lo storico e geografo greco Strabone, nella sua Geografia, riteneva che Capri fosse stata un tempo unita alla terraferma. Questa sua ipotesi è stata poi confermata, recentemente, sia dall’analogia geologica che lega l’isola alla penisola sorrentina sia da alcune scoperte archeologiche. Coesistono sull'isola due realtà urbane, diverse tanto per la naturale separazione geografica quanto per tradizioni e origine etnica: Capri e Anacapri. Tale differenziazione si spiega con la naturale vicinanza di Capri al mare: la presenza del porto ha infatti agevolato gli scambi commerciali e culturali con il Regno di Napoli e determinato, di conseguenza, un suo maggiore benessere economico. Le due comunità erano in eterno conflitto, impegnate a difendere ognuna i propri diritti, esasperate dalla mancanza di vera autonomia che le costrinse ad accettare, nel corso dei secoli, le pressanti pretese degli amministratori inviati dal continente come controllori dell'economia locale.
La Piazzetta di Capri Piazza Umberto I è la famosa Piazzetta, aperta sul panorama di Monte Solaro dalla terrazza con le bianche colonne della Funicolare. La Piazzetta è il centro dell'isola di Capri sia per i turisti che per gli abitanti del posto. Chiunque arriva a Capri deve passare tra gli stretti spazi lasciati liberi dai tavolini dei bar, dove ci si incontra per fare colazione o semplicemente due chiacchiere, coperti dalla discrezione degli ombrelloni utilizzati per riparare dal sole. In Piazzetta si trova il giornalaio del paese, e il piccolo ufficio informazioni dell'Azienda del Turismo. Su un lato della Piazzetta, di fronte alla scalinata, c'è il Municipio. Nel cortile del Municipio c'è il fusto di una colonna scanalata e il frammento di una base circolare in marmo, ritrovati negli anni Venti durante la costruzione del porto, probabilmente appartenenti alla villa augustea di Palazzo a Mare. La Piazzetta era il centro della vita locale, sede del mercato della verdura e del pesce, raramente della carne, merce un tempo molto rara. Solo nel 1938, dall'idea del giovane caprese Raffaele Vuotto di sistemare alcuni tavolini, la Piazzetta assunse un carattere più mondano. Da quel momento la Piazzetta divenne punto focale della vita sociale che prima si svolgeva negli alberghi e nelle abitazioni private.
Marina Grande Appena scesi dal traghetto o dall'aliscafo, si arriva a Marina Grande. All'estremità iniziale della banchina ci sono gli uffici dell'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, dove chiedere qualsiasi tipo d'informazione, e la Capitaneria di Porto. Alle spalle di questo palazzo ci sono le biglietterie di tutte le compagnie di navigazione, degli autobus, della Funicolare; inoltre ci sono la spiaggia pubblica di Marina Grande, la più grande dell'isola di Capri e, d'estate, l'imbarco per il motoscafo che porta alla zona di Palazzo a Mare. Andando a sinistra c'è Piazza Vittoria e la stazione della Funicolare, il posteggio dei taxi, il giornalaio, la farmacia, vari bar, ristoranti e negozi di prodotti tipici. Procedendo per via Cristoforo Colombo si raggiunge il porto turistico e il parcheggio per le auto e ciclomotori sul Molo Pennello.
Marina Piccola A 15 minuti dalla Piazzetta sul versante sud dell'isola di Capri c'è la baia di Marina Piccola. A Marina Piccola si può arrivare in autobus, taxi o a piedi, percorrendo via Mulo. Arrivati in un piccolo piazzale, dove c'è il capolinea degli autobus e il posteggio dei taxi, si scendono alcuni gradini per veder la piccola Chiesa di S. Andrea, costruita nel 1900. Continuando a scendere si arriva al famosissimo "Scoglio delle Sirene" che divide l'insenatura in due baie: a sinistra Marina di Pennauro e a destra Marina di Mulo. Il toponimo sirene è stato utilizzato per la prima volta ad inizio secolo quando alcuni studiosi vollero individuare nello scoglio delle sirene il 'prato fiorito sul mare' di Omero, ipotizzando che l'uomo primitivo di Capri si sarebbe servito del canto delle sue donne per indurre i naviganti a sbarcare. La spiaggia di Marina Piccola è molto alla moda, ricca di stabilimenti; al piccolo molo dello Scoglio delle Sirene arrivano le barche che d'estate fanno la spola tra Marina Piccola e i Faraglioni.
Faraglioni I Faraglioni sono tre picchi scampati al franamento della costa, all'erosione del mare e degli agenti atmosferici. Sono distinti con nomi diversi: il primo unito alla terra, si chiama Stella, il secondo, separato dal primo per un tratto di mare, Faraglione di Mezzo ed il terzo, Faraglione di Fuori o Scopolo, ossia capo o promontorio sul mare. Sul Faraglione di Fuori vive la famosa Lucertola Azzurra dei Faraglioni, Podarcis sicula coerulea, ed è l'unico luogo dove è possibile trovarla. Si vuole pensare che dopo il distacco dalla terraferma una sorta di mimetismo protettivo abbia fatto acquistare alle sue squame i colori azzurri del mare e del cielo. I Faraglioni hanno un'altezza media di 100 metri e nel Faraglione di Mezzo si apre una cavità, il sottopassaggio conosciuto in tutto il mondo. I Romani prediligevano questa zona dell'isola di Capri: anticamente disseminata di splendide ville e ombrosi ninfei, poi raffinato rifugio di artisti nel Novecento, è oggi sede di ville e alberghi esclusivi.
Via Krupp e i Giardini di Augusto È una strada pedonale che collega la zona della Certosa e dei Giardini di Augusto con Marina Piccola, un tempo in contatto col paese solo tramite via Mulo. Costruita nei primi anni del 1900, superando un dislivello di circa 100 metri, è stata voluta da Friedrich Alfred Krupp, un industriale tedesco. Via Krupp fu progettata e realizzata dall'ingegner Emilio Mayer tagliando la roccia viva fino al mare, con un percorso a tornanti così stretti da sembrare sovrapposti. Guardandola dall'alto o percorrendola, regala un effetto così strabiliante da poterla ritenere una vera e propria opera d'arte, addolcita dalla vegetazione tipicamente mediterranea che spontaneamente vi cresce. Lungo via Krupp s'incontra un piccolo cancello che porta alla grotta di Fra' Felice, dove Krupp fece edificare la sua villa, e, un po' più avanti, un sentiero scosceso che arriva fino alla Grotta dell'Arsenale, a quattro metri sul livello del mare. Frequentata generalmente da nudisti, qui è possibile fare il bagno anche se è forte il pericolo di caduta massi. Negli ultimi anni via Krupp è stata restaurata, ma la roccia che la sovrasta non è stabile, soprattutto nelle giornate di forte vento. Il suo accesso è chiuso da un cancello ed essa si può guardare solo dall'alto.
Tragara, Pizzolungo e Arco Naturale In fondo a via Camerelle girando a sinistra c'è una ripida ma breve salita che porta a via Tragara, costruita in epoca romana. La strada è pianeggiante e ben tenuta, è affiancata da alberghi, ristoranti di lusso e splendide ville, di cui si possono intravedere solo i portoni e la ricca vegetazione che ne protegge l'interno da sguardi indiscreti. Tra gli edifici che si possono notare lungo la strada, ci sono la Chiesa Evangelica Tedesca, in stile tipicamente transalpino, inusuale per l'architettura caprese, Villa Discopoli, abitata dallo scrittore Rainer Maria Rilke, Villa Lo Studio dove soggiornò il poeta Pablo Neruda, e l'Hotel Punta Tragara, in cui si dice ci sia anche la mano dell'architetto Le Corbusier. Via Tragara termina con un suggestivo belvedere a terrazza sui Faraglioni, a sinistra si riesce a scorgere parte della Costiera Amalfitana e a destra l'abitato con le case arrampicate sui pendii, Monte Castiglione sovrastato dal castello, Monte Solaro e la baia di Marina Piccola.
Monte Solaro, Cetrella e Castello di Barbarossa A circa un'ora e mezzo di cammino dal centro di Anacapri si trova la sommità del Monte Solaro, raggiungibile anche con la seggiovia in 12 minuti. Qui si trovano i resti del "Fortino di Bruto" costruito agli inizi dell'800, nel periodo delle battaglie tra inglesi e francesi. È la parte più alta di Capri con i suoi 589 metri sul livello del mare, qui il panorama è a 360° su tutta l'isola di Capri. Si notano in lontananza le montagne della Calabria, gli Appennini e la Costiera Amalfitana; poi la Penisola Sorrentina, il Golfo di Napoli, le isole di Procida ed Ischia. Negli anni cinquanta fu costruito in cima a Monte Solaro un complesso chiamato "La Canzone del Cielo", con piscina, solarium, ristorante e american bar. Oggi resta attivo solo quest'ultimo. Il Monte Solaro è chiamato anche "Acchiappanuvole" perché, soprattutto all'alba, quando si accentua lo sbalzo termico tra mare e roccia, si forma una cortina di vapori. L'aria marina più calda e umida si condensa in nebbia sul suolo raffreddato dalla notte e viene spinta dal vento. Dove è sbarrata la strada, la nebbia sale verso l'alto e genera la caratteristica corona di nubi. Questo fenomeno può avvenire anche la sera soprattutto in autunno. Il soffio del vento apre sempre mutevoli scorci di paesaggio nella cortina di vapori e il sipario di brume si solleva e rivela, in tutta la sua bellezza, l'isola di Capri sdraiata ai piedi del monte.
La Migliera - Anacapri Il tragitto della Migliera, o Migliara, si snoda alla scoperta di coltivazioni tipiche, soprattutto vigneti, tra lembi superstiti degli antichi boschi e squarci aperti verso il mare di Ischia. La passeggiata tra i vigneti attraverso la piccola stradina, un tempo esclusivamente pedonale, finisce con il Belvedere del Tuono, il più suggestivo di tutta l'isola di Capri. Il panorama dolce e riposante muta radicalmente: davanti soltanto una distesa sconfinata di mare e un precipitare di rocce bianche e appuntite che arrivano fino alla Cala del Limmo e a Punta Carena, con il suo storico faro. Abitanti di questi luoghi solo i gabbiani che, ad ali spiegate, volano sfruttando le correnti d'aria. Lo spettacolare Belvedere del Tuono era forse già tale in età romana; nell'ottocento erano ancora visibili i resti di antiche strutture, tasselli di mosaici di vetro e intonaci colorati. Percorrendo un sentiero in salita in terra battuta si incontra prima una Madonnina, poi una grande croce in ferro, ed in ultimo un altro belvedere che affaccia anche sui Faraglioni e dove è giustificabile illudersi di essere soli sull'isola di Capri, soprattutto se si giunge al tramonto o in una giornata d'inverno, quando sono poche le barche che attraversano il mare.
Punta Carena - Anacapri La Punta Carena si trova all'estremità sud-occidentale dell'isola di Capri, sulla penisola del Limmo, nome che deriva dal latino limen e significa confine. Alle sue spalle si alza il dirupo della Migliera percorso dai muri di difesa costruiti dagli inglesi all'inizio dell'800 a protezione di Capri. Il faro, una torre ottagonale costruita circa un secolo e mezzo fa, nel 1866, tra i più importanti del Mar Tirreno, è il secondo in Italia per portata luminosa dopo quello di Genova. A Punta Carena il fondale declina molto rapidamente, a soli 500 metri dalla costa ne segna circa 600 di profondità. Qui d'estate il sole tramonta sul mare, ci sono diverse strutture balneari, disposte su comode terrazze, con scalette in ferro per scendere in acqua. È una località alla moda, ideale per godersi una giornata al mare ma anche per passare la serata, perché i locali restano aperti fino a tardi e spesso ci sono serate-evento.
I Fortini Il Sentiero dei Fortini collega la zona del Faro di Punta Carena alla zona della Grotta Azzurra via costa, il percorso, tra cornici di roccia, scultorei promontori e baie profonde come fiordi dalle acque turchesi, è stato recentemente ristrutturato, così come lo sono stati i tre Fortini che sono collegati tramite esso: Orrico, Pino e Mesola. Edificati per proteggere la zona ad ovest dell'isola dagli attacchi di invasori, i Fortini sono stati in seguito abbandonati a se stessi per molti anni, e solo ultimamente riportati alle fattezze iniziali. Il Sentiero dei Fortini è di rara bellezza, alla scoperta dei profumi intensi e dei colori della macchia mediterranea che tutto l'anno vive di effimeri colori e di persistenti profumi che diventano sempre più penetranti con l'alzarsi della temperatura.
La Grotta Azzurra La Grotta Azzurra di Capri è nota in tutto il mondo per la sua vastità, la colorazione intensamente azzurra del suo interno e lo splendore bianco argenteo che assumono gli oggetti immersi nelle sue acque. Ci sono due modi per arrivare alla Grotta Azzurra, via terra arrivando da Anacapri con l'autobus o il taxi; o via mare partendo da Marina Grande con i motoscafi che, facendo il giro dell'isola di Capri, fermano all'ingresso della grotta. Per entrare nella Grotta Azzurra bisogna salire su piccole barche a remi, in due o tre persone al massimo e, stesi sul fondo, si attraversa lo stretto e basso varco naturale aperto nella roccia. L'operazione è impossibile nei giorni in cui tira il vento di libeccio o di maestrale. L'ingresso della Grotta Azzurra è un piccolo varco nella parete rocciosa, largo circa 2 metri e alto altrettanto, che si trova sopraelevato sul livello del mare di circa 1 metro, per questo motivo per entrare bisogna distendersi sulla barca. Il rematore abbandona i remi e spinge la barca dentro afferrando una catena murata sulla volta dell'ingresso. L'ambiente interno appare tutto di colore azzurro, la volta, definita Duomo Azzurro, ha un'altezza media di 7 metri arrivando a 14 nella parte più interna; la cavità d'erosione è lunga circa 60 metri e larga al massimo 25. La grotta continua con la Galleria dei Pilastri, tre rami comunicanti tra loro che confluiscono nella Sala dei Nomi, chiamata così per le numerose firme dei visitatori apposte sulle pareti, e il Passaggio della Corrosione, fino all'estremo punto accessibile, la Sala della Corrosione. La colorazione azzurra della Grotta Azzurra è dovuta al fatto che la luce del giorno entra attraverso una finestra sottomarina che si apre esattamente sotto il varco d'ingresso, subendo in tal modo una filtrazione da parte dell'acqua, che assorbe il rosso e lascia passare l'azzurro. Un secondo fenomeno determina lo splendore argenteo degli oggetti immersi: le bolle d'aria che aderiscono alla superficie esterna degli oggetti, avendo indice di rifrazione diverso da quello dell'acqua, permettono alla luce di uscire. Si pensa che l'interno della Grotta Azzurra in epoca romana, al tempo di Tiberio, fosse utilizzato come ninfeo marino, c'è stato chi lo ha immaginato come un luogo di Nereidi o di Sirene e chi riteneva fosse il regno di diavoli che intimorivano chiunque osasse entrarvi.
Villa San Michele - Anacapri Villa San Michele ad Anacapri è stata la casa del medico svedese Axel Munthe. Costruita sui ruderi di un'antica cappella dedicata a San Michele, appartiene oggi alla Fondazione Axel Munthe ed è un museo. Nel libro "La Storia di San Michele" il medico svedese racconta del suo arrivo a Capri nel 1885, e della progressiva costruzione della villa; egli non seguì un progetto, ma pochi schizzi fatti su una parete. Il complesso è articolato su più livelli; lo studio è al primo piano, la loggia attraversa pergole e colonne per giungere ad un belvedere circolare che affaccia sul Golfo di Napoli. Nella Villa San Michele sono conservati reperti archeologici recuperati da Munthe a Capri, Anacapri e altrove, a volte donati da amici. Troviamo frammenti di sarcofagi, busti, pavimenti romani, marmi e colonne. Nel giardino c'è una tomba greca e una sfinge in granito domina dal belvedere tutta l'isola di Capri. Era ancora un giovane medico Axel Munthe, allorchè decise di realizzare i propri sogni ed ambizioni stabilendosi ad Anacapri. Medico di professione, Axel Munthe deve tuttavia la sua fama all'attivitˆ di scrittore. Ricevette numerosi riconoscimenti anche quale cultore dell'arte, filantropo ed amico degli animali. Munthe coltivò vari interessi e fu spesso un precursore. Pur essendo nato e morto in Svezia, la sua fu comunque una personalità di respiro internazionale. Trascorse infatti all'estero gran parte della sua vita e la sua opera appartiene all'intera umanità. Tranne brevi intervalli, Axel Munthe visse a Capri piン di 56 anni. il suo amore per l'amena isola situata nel Golfo di Napoli coincise con il consolidarsi della fama di questo luogo di villeggiatura preferita da personalità di spicco provenienti da tutto il mondo. Condivise la passione per la musica, la natura e gli animali con la regina Vittoria di Svezia, la quale per motivi di salute trascorse a Capri lunghi periodi. Onde proteggere gli uccelli migratori di Capri, che all'epoca rischiavano lo sterminio causa una caccia indiscriminata, Axel Munthe decise di acquistare il terreno costituito dal Monte Barbarossa al fine di offrire agli uccelli migratori una zona protetta; sosteneva infatti che Capri costituisse un concerto per gli amanti degli uccelli. La musica, del resto, fu il tema di molte serate trascorse in compagnia della regina di Svezia, che al pianoforte accompagnava la bella voce di baritono di Axel Munthe, il quale sapeva anche suonare il violino e il pianoforte.
La Certosa di S. Giacomo - Capri La costruzione del monastero della Certosa cominciò nel 1363-65 ad opera di Giacomo Arcucci su un terreno donato dalla regina Giovanna I d'Angiò. Nel 1553 partirono i lavori di restauro, ampliamento e fortificazione e fu aggiunta una torre a sud, crollata poi nell'Ottocento. Si accede alla Certosa tramite un viale alla cui fine c'è l'ingresso con una torre fortificata. A fianco alla torre vi è il portico della Chiesa. La Certosa è strutturata in tre blocchi di edifici: uno estraneo alla vita del convento con la farmacia e la chiesa per le donne; uno per i frati conversi e per ospiti esterni con annessi i granai, le scuderie e i laboratori dove lavoravano i monaci; l'ultimo blocco per la vita di clausura con le celle intorno al Chiostro Grande e gli altri ambienti intorno al Chiostro Piccolo. Il Chiostro Grande segue uno schema tardo rinascimentale con archi a tutto sesto su pilastri in pietra, l'area al centro è organizzata secondo un disegno geometrico con spazi verdi. Il Chiostro Piccolo ha delicati archi a tutto sesto su colonne romane in marmo. Attualmente è sede di un Liceo Classico, del Museo Diefenbach, di concerti e manifestazioni. Sono presenti nelle sale del Museo due statue ritrovate sott'acqua nel 1964, sul fondo della Grotta Azzurra.
Villa Jovis - Capri Villa Jovis si trova alla fine di Viale Amedeo Maiuri, dove si possono notare alcuni gradini pavimentati con lastre di marmo provenienti dalla villa romana. Villa Jovis, costruita nel I sec. a.C., è attribuita a Tiberio, per l'ubicazione a strapiombo sul mare che garantiva privacy e sicurezza, caratteristiche importantissime per l'imperatore. Della villa romana resta buona parte della struttura, costruita su ampie cisterne e serbatoi, creati per sopperire la mancanza perenne d'acqua sull'isola di Capri. Villa Jovis era organizzata in settori collegati da corridoi, scale, e cunicoli. A settentrione c'era l'appartamento dell'imperatore con vista sul Golfo di Napoli; ad est c'era il settore per l'alta rappresentanza; le terme erano a sud e ad occidente gli alloggi ed i locali di servizio. La Villa di Tiberio aveva un'estensione di 5500 metri quadri e si elevava in altezza, struttura insolita per l'epoca, ma necessaria per la particolare ubicazione. Alla fine del viale che conduce alla villa c'è il famoso "Salto di Tiberio", luogo che secondo la leggenda popolare, veniva utilizzato dall'imperatore per farvi precipitare servi disobbedienti ed ospiti indesiderati. Le suppellettili e le strutture decorative sono state prelevate nel corso dei secoli, portate in musei o riutilizzate per decorare palazzi reali, e in alcuni casi venduti a peso, come il marmo dei pavimenti. Nel 1937, dopo scavi portati avanti con criteri scientifici dall'archeologo Amedeo Maiuri, fu inaugurato ufficialmente il complesso di Villa Jovis. All'interno del complesso archeologico di Villa Jovis a Capri sorge la piccola Chiesa di Santa Maria del Soccorso. Nello spazio antistante la chiesa c'è una statua della Madonna visibile anche dal mare.
Villa Damecuta - Anacapri Villa Damecuta è una delle dodici ville imperiali romane e si trova ad Anacapri. Di essa restano pochi ruderi e non si riesce a stabilire se fu abitata solo da Tiberio o anche da Augusto. Le poche tracce che restano permettono di risalire alla struttura di una lunga loggia porticata, aperta verso il Golfo di Napoli e lunga 80 metri, che terminava con un ampio belvedere semicircolare. Si pensa che nel 79 d.C. la villa di Damecuta sia stata abbandonata in seguito all'eruzione del Vesuvio. Sulle rovine, nel Medioevo, fu costruita una torre di vedetta e in seguito, nell'Ottocento, fu fortificata la zona circostante. Prima di arrivare alla villa di Damecuta c'è la Stazione Meteorologica dell'Aeronautica.
La Casa Rossa - Anacapri Da Piazza Vittoria, procedendo per la strada pedonale alla sinistra del Monumento ai Caduti, si trova la Casa Rossa, dipinta in rosso pompeiano. È realizzata con più stili architettonici, ha finestre bifore e merlature, all'interno si può scorgere la struttura di una torre quadrangolare e il cortile porticato. Fu del colonnello americano John Cay H. Mackowen, giunto in Italia subito dopo la guerra civile americana e stabilitosi ad Anacapri fino al 1899. Egli seguì l'esempio di Axel Munthe: raccolse e custodì nella sua casa numerosi reperti archeologici che riuscì a recuperare sull'isola di Capri. All'interno della Casa Rossa è allestita una mostra permanente intitolata "L'isola dipinta". La preziosissima raccolta espone immagini di Capri nelle sue tradizioni e abitudini quotidiane tra l'Ottocento ed il Novecento. Trentadue sono le tele di maestri della pittura italiani e stranieri come Barret, De Montalant, Carabain, Hay, Casciaro, Vianelli, Carelli, Giordano, Federico, Brancaccio, Corrodi, Lovatti, Benton. La splendida collezione è stata acquistata dal Comune di Anacapri approfittando dell'offerta di due appassionati dell'Isola Azzurra che durante tutta la vita hanno raccolto e conservato opere dedicate a Capri: Spiridione e Savo Raskovich. I proprietari dei quadri hanno preferito vendere al Comune di Anacapri il gruppo completo delle opere piuttosto che a singoli acquirenti privati. In questo modo l'isola può vantare una ricchissima pinacoteca.
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La reggia, definita l'ultima grande realizzazione del Barocco italiano, fu terminata nel 1845 (sebbene fosse già abitata nel 1780), risultando un grandioso complesso di 1200 stanze e 1790 finestre, per una spesa complessiva di 8.711.000 ducati. Nel lato meridionale, il palazzo è lungo 249 metri, alto 37,83, decorato con dodici colonne. |
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